Genesis XXIV/1, 2025 | Genere e Archivi – Cfp

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Pubblicato il 17 Maggio 2024

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La rivista «Genesis» invita a presentare proposte di contributi per un numero monografico dedicato al tema Genere e Archivi. Ogni ripensamento storico e apertura di nuove prospettive storiografiche che si propongano di correggere la lettura delle diseguaglianze di genere non può che partire dalla critica delle fonti. Dalle prime ricerche degli anni ’70, avviate dalle pioniere della storia delle donne, campagne di scavo archivistico e censimenti hanno individuato documenti inediti e aperto nuovi campi di studio. Tuttavia, il silenzio delle fonti ha continuato ad essere invocato troppo spesso quando, e non di rado, bisogna constatare che le scritture che si cercano, non sempre si trovano. Ma in quale misura queste lacune documentarie riflettono assenze effettive? O, piuttosto, sbagliamo le domande e le tipologie di carte a cui rivolgerle e non ci interroghiamo a sufficienza sulla struttura dei sistemi archivistici e documentari e sulle logiche che hanno presieduto alla loro formazione nel lungo periodo? La carenza di fonti non è sempre un dato di fatto e la scarsa visibilità delle donne negli archivi va contestualizzata.

Negli ultimi anni, la nozione di «archivio» è stata sottoposta a una lettura critica e, in particolare nel mondo anglosassone, simili approcci, alimentati dalla storiografia post-coloniale, i femminismi intersezionali e i queer studies hanno impresso una vera e propria svolta di paradigma, un archival turn (De Vivo–Guidi–Silvestri 2016; Walsham 2016; Poncet 2019). Queste nuove epistemologie sottolineano la necessità di destrutturare le strategie canoniche di archiviazione che tendono a marginalizzare soggettività non normative e subalterne, fornendo chiavi teoriche utili per ripensare anche i processi storici di conservazione della documentazione nei secoli dell’antico regime. È ormai chiaro che l’archivio è un prodotto socio-culturale plasmato dall’asimmetria dei rapporti di potere e da progettualità ben precise di trasmissione della memoria. Le pratiche conservative di tracce testuali e materiali sono, in altre parole, strategie discorsive che si interpongono tra noi e la ricostruzione degli eventi passati, e che, come tali, vanno problematizzate e studiate.

Sebbene più frequentemente l’attenzione di studiosi e studiose si sia concentrata sulle pratiche di trasmissione della documentazione degli organi di potere, di cancellerie e apparati burocratici nell’obiettivo di mettere a fuoco i meccanismi di costruzione dello stato e le forme di dominazione sociale, negli ultimi anni anche gli archivi privati sono stati studiati per i discorsi memoriali che producono sul lignaggio e la storia familiare (De Lurdes Rosa 2019; Véronique Lamazou-Duplan 2021). Tuttavia, le logiche di genere che hanno inciso sulla genesi e la fisionomia degli archivi sono state raramente prese in considerazione e non sono state mai oggetto di un’analisi comparativa ed estesa sul lungo periodo.

In questo numero monografico di Genesis, proponiamo di sottoporre a un approccio di genere la formazione di sistemi archivistici, intesi in senso lato come reti organizzate di carte, nel periodo compreso tra gli ultimi secoli del Medioevo e il XIX secolo. L’arco cronologico considerato è il più adeguato per ricomprendere modalità di produzione e trasmissione documentaria che precedono il pieno affermarsi e l’istituzionalizzazione della moderna scienza archivistica. Si invitano ricercatrici e ricercatori a inviare contributi che intendano approfondire i seguenti assi di ricerca, a partire da casi di studio concreti:

    • Le responsabilità di uomini e donne nella produzione e trasmissione della memoria scritta, personale e familiare, e dunque i loro ruoli nel definire attivamente l’ordinamento e la morfologia di sistemi archivistici. Sono di interesse anche gli spazi e i modi in cui le carte venivano conservate.
    • La materialità della documentazione, i supporti, le forme, le caratteristiche estrinseche che la connotano e che possono rivelare, in chiave comparativa, differenze o similitudini – materiali ma anche sostanziali – tra documenti maschili e femminili dello stesso archivio; che cosa le carte ci dicono dell’alfabetizzazione letteraria, giuridica, contabile ed economica dei soggetti produttori e delle loro eventuali differenze di genere.
    • I percorsi di trasmissione delle carte (e dei piccoli oggetti a volte ad esse legati) ovvero come le scritture prodotte o possedute da donne siano state integrate in sistemi archivistici; la formazione di nessi e sistemi di carte riconducibili a un soggetto e il loro dialogo con l’insieme dell’archivio.
    • Il problema delle lacune documentarie, degli scarti e delle operazioni, volontarie e non, di soppressione della memoria. L’obiettivo è di mettere in chiaro i processi di ordinamento e conservazione della documentazione per interrogarsi non solo su ciò che l’archivio contiene, ma anche su ciò che ci impedisce di vedere.
    • La riflessione interdisciplinare ed epistemologica sul concetto di archivio, sui confini ambigui tra biblioteche, collezioni e sistemi documentari e sulle categorie logico-descrittive, spesso modellate su un maschile con pretese di neutralità e normatività, attraverso le quali ordiniamo e pensiamo le tracce del passato

Le proposte di articoli inediti dovranno essere di circa 3.000 caratteri (400 parole) e dovranno pervenire alle curatrici del numero Laura Casella (laura.casella@uniud.it) e Serena Galasso (serena.galasso@unipd.it) entro il 29 luglio 2024. Dovranno essere accompagnati da una breve nota biografica dell’autore/autrice.

Gli articoli selezionati per la pubblicazione non dovranno superare le 50.000 battute, spazi e note a piè di pagina inclusi, e dovranno pervenire entro il 30 novembre 2024. Si accetteranno contributi in italiano e, unicamente da parte di studiose e studiosi non italiani, in francese, inglese e spagnolo.


Bibliografia indicativa

Étienne Anheim, Singulières archives: le statut des archives dans l’épistémologie historique. Une discussion de La mémoire, l’histoire, l’oubli de Paul Ricœur, «Revue de synthèse», 125, 2004, p. 153-182.

Benedetta Borello, Laura Casella, Paper Heritage in Italy, France, Spain and Beyond (16th to 19th Centuries). Collector Aspirations & Collection Destinies, Abingdon-New York, Routledge, 2024.

Emmanuelle Berthiaud (a cura di), Paroles de femmes. Rôles et images de soi dans les écrits personnels XVIe-XXe siècles, Paris, Éditions Le Manuscrit, 2017.

Laura Casella, Roberto Navarrini (a cura di), Archivi nobiliari e domestici. Conservazione, metodologie di riordino e prospettive di ricerca storica. Atti del convegno di studi, Udine, 14-15 maggio, 1998, Forum, Udine, 2000.

Laura Casella, Il confine quotidiano. Scritture di donne in Friuli tra Cinque e Settecento, in Maria Cristina La Rocca, Saveria Chemotti (a cura di), Il genere nella ricerca storica. Atti del VI Congresso della Società delle Storiche (Padova, 14-15 febbraio 2013), 2015, v. I, pp. 1057-1072.

Alessandra Contini, Archivio per la memoria e la scrittura delle donne: un cantiere aperto, «Archivio storico italiano», 160, 4, 2002, pp. 769-787.

Filippo De Vivo, Andrea Guidi, Alessandro Silvestri (a cura di), Archivi e archivisti in Italia tra Medioevo ed età moderna, Roma, Viella, 2015.

Filippo De Vivo, Andrea Guidi, Alessandro Silvestri, European history, «European History Quarterly»

Maria Pia Donato, Anne Saada (a cura di), Pratiques d’archives à l’époque moderne: Europe, mondes coloniaux, Paris, Éditions classiques Garnier, 2019.

Markus Friedrich, The Birth of the Archive: A History of Knowledge, Ann Arbor, University of Michgan Press, 2018.

Serena Galasso, La memoria tra i conti: alcune riflessioni sulle scritture domestiche di donne a Firenze (XV-XVI secolo), «Quaderni storici», 2019/I, pp. 195-223.

Linda Giuva, Archivi neutri e archivi di genere. Problemi di metodo e di ricerca negli universi documentari, in Oriana Cartaregia, Paola De Ferrari (a cura di), Reti della memoria. Censimento di fonti per la storia delle donne in Italia, Genova, Coordinamento donne lavoro cultura, 1996, pp. 14- 42.

Valérie Feschet, Les papiers de famille: une ethnologie de l’écriture, de la mémoire et des sentiments en Provence alpine, Aix-en-Provence, Publications de l’Université de Provence, 1998.

Elisabetta Insabato, Le nostre «chare scritture»: la trasmissione delle carte di famiglia nei grandi casati toscani dal XV al XVIII secolo, in Istituzioni e società in Toscana nell’età moderna. Atti delle giornate di studio dedicate a Giuseppe Pansini, Firenze, 4-5 dicembre 1992, Firenze, Ministero per i beni culturali e ambientali, 1994, vol. II, pp. 879-911.

Véronique Lamazou-Duplan (a cura di), Les archives familiales dans l’Occident médiéval et moderne. Trésor, arsenal, mémorial, Madrid, Casa de Velázquez, 2021.

Isabella Lazzarini, L’ordine delle scritture. Il linguaggio documentario del potere nell’Italia tardomedievale, Roma, Viella, 2021.

Maria de Lurdes Rosa, Rita Sampaio da Nóvoa, Alice Borges Gago, Maria João da Câmara (a cura di), Recovered voices, newfound questions: family archives and historical research, Coimbra, Imprensa da Universidade de Coimbra, 2019.

Joseph Morsel, Le médiéviste, le lignage et l’effet de réel. La construction du Geschlecht par l’archive en Haute-Allemagne à partir de la fin du Moyen Âge, «Revue de Synthèse», 125, 2004, pp. 83-110.

Olivier Poncet, Archives et histoire: dépasser les tournants, «Annales. Histoire, Sciences Sociales», 2019/3, pp. 711-743.

Ann Laura Stoler, Along the Archival Grain: Epistemic Anxieties and Colonial Common Sense, Princeton, Princeton University Press, 2009.

Alexandra Walsham, The Social History of the Archive: Record-Keeping in Early Modern Europe, «Past and Present», 230, 2016, pp. 9-48.

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